Il Museo

Il lavoro e la vita nelle campagne erano cambiati molto lentamente fino agli anni Cinquanta, quando si avvia un grande cambiamento: molti contadini lasciano il lavoro dei campi e diventano operai nelle fabbriche; molti di loro abbandonano il paese e vanno ad abitare nelle città. Le cascine si spopolano: attrezzi di lavoro e strumenti di cui ci si serviva ogni giorno cadono in disuso.

Negli anni Settanta, alcuni di coloro che hanno continuato a vivere nei centri della pianura e della montagna si rendono conto che non solo alcune abitudini, ma un’intera civiltà sta scomparendo: la civiltà contadina.

Decidono allora di raccoglierne le testimonianze: parole in dialetto che ormai pochi pronunciano ancora, storie e proverbi che solo i più anziani ricordano, ma soprattutto quelle cose che nessuno usa più e rischiano di essere eliminate per sempre.

Il Museo ha lo scopo di conservare e trasmettere la memoria di quell’epoca e i tratti principali della civiltà contadina. Fra questi, un rapporto con le cose diverso dal nostro: le cose allora duravano molto di più. Le si aggiustava molte volte o le si adattava ad altri usi prima di buttarle via. Anche il modo di sentire il passare del tempo era diverso: si conosceva la fatica, ma non la fretta. Lo scorrere del tempo non era sentito come una corsa senza ritorno ma come un ciclo, nell’avvicendarsi delle stagioni e dei lavori agricoli, nella maturazione dei frutti delle piante e di quelli dell’orto, nel passaggio degli uccelli migratori, nel ripetersi degli eventi della vita collettiva, nell’esperienza accumulata dai vecchi.

Il Museo di Mairano non è perciò un museo del passato: evocare gli stili di vita e i valori della civiltà contadina è l’occasione per stimolare un confronto significativo con il mondo in cui viviamo.